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May 20 - July 10, 2005
Berlin
La Galerie Davide Di Maggio - Mudimadue, dopo Francesca Woodman, presenta nel suo nuovo spazio a Berlino la personale di Wolf Vostell, artista tedesco esponente di spicco del movimento Fluxus. In mostra sono esposti lavori storici come l'installazione "Zyklus Calatayud" del 1973, i dipinti del ciclo "Juana la loca" del 198O e "Siberia Extremea" del 1982 inoltre alcuni importanti disegni.
E' la distruzione della seconda guerra mondiale che Vostell sperimenta fin da piccolissimo, infatti nasce a Leverkusen (Colonia) nel 1932 da una famiglia di origine ebrea che dovette lasciare il paese all'inizio della guerra. Nel 1954 avviene la prima rivelazione fondamentale nelle sue scelte artistiche: nel suo primo viaggio a Parigi, leggendo una notizia su Le Figaro, egli scopre il termine dé-coll/age, che oltre a significare decollo, elevazione di un aereo da terra, vuol dire anche separazione, distacco, morte; la contraddizione di un aereo che precipita, appena alzatosi in volo, lo colpisce enormemente, in quanto vi legge l'esatto processo distruttivo della vita. Se la vita è fatta di contraddizioni assolute, l'opera d'arte, che vuole rispecchiarla, non potrà che essere un perpetuo trasformarsi, un continuo processo di costruzione e distruzione. Per questo nel tempo il lavoro di Vostell si è espresso non solo con i mezzi tradizionali, quali disegno e pittura, quanto piuttosto con collage, dé-coll/age, environment ed happening, che vedono lui stesso ed il pubblico coinvolti in azioni trasgressive e di impatto violento.
Di primaria importanza è la sua esperienza nel gruppo Fluxus di George Maciunas, a partire dal 1962, in cui collabora anche con Nam June Paik. l'assemblamento di oggetti diversificati nei collage, la separazione di elementi strettamente legati nei dé-coll lage, la distruzione di un televisore, di un pianoforte, di un'auto, la manipolazione delle immagini televisive e dei video, la contaminazione dei linguaggi sono considerati parte di un flusso vitale continuo e ritmico, in cui la vita diviene anche processo musicale di cui scrivere le partiture e in cui cogliere il senso profondo di ogni suono o rumore che è espressione di cambiamento (nel 1962 il dé-coll/age happening Autobus PC-Petite Ceinture a Parigi; nel 1963 6 Tv dé-coll/agen, come pure un incidente d'auto come scultura e cancellazione televisiva elettronica Sun in your head; nel 1964 concerto con tre aerei a reazione.
Vostell si esprime fra assemblaggi di dipinti, frammenti di giornali, foto incollate e cancellate da sovrapposizioni pittoriche, inserimenti di televisori o macchine fotografiche, emblemi della civiltà tecnologica che squarciano le opere come lacerata e frammentata è la realtà di cui ci parlano. Comincia anche l'uso del cemento che ingloba gli oggetti (ad esempio un'automobile nel '69 ), simbolo della distruzione che risucchia tutto nel grigio anonimo e amorfo della sua pesantezza.
Dopo il '7O gran parte della sua produzione si concentra su quadri-oggetto, su pittura e
disegno, le sue opere riprendono sia la grande pittura del Cinquecento e del Seicento (La
Venere di Urbino nel '76, La Battaglia di Anghiari, nell' '82, Maja nell' '85), sia i grandi drammi della "sua" storia, gli effetti della seconda guerra mondiale e la guerra fredda (la serie Zyklus Calatayud e quella Berlin-Fieber nel '73): la morte, il caos, la disperazione, la speranza, che nell'atto creativo dell'arte trova la sua prima espressione, sono i temi predominanti. Nel 198O Vostell realizza la serie di dipinti, esposti in mostra, dedicati alla principessa Giovanna di Castilla (Juana la loca) che aveva già ispirato altri famosi pittori prima di lui. Nel 1981 a seguito di un viaggio nella regione della Extremadura, l'artista tedesco rimane impressionato dalla durezza del luogo e dai suoi appunti nasce una serie di grandi dipinti , tra cui "Victoria Mendez" del 1982 presente in mostra. Nel 1989, in occasione della caduta del muro di Berlino, realizza il trittico 9. Novembre 1989, che viene esposto a Berlino Est, e The fall of the Berlin Wall, nell'anno successivo; anche in queste opere egli impone una profonda riflessione, affrontando il tema del muro come metafora della paura e delle chiusure politiche ed economiche che bloccano l'uomo nella sua aspirazione alla libertà. L'arte per Vostell non è silenziosa, è polemica, non accetta compromessi, deve dire come stanno le cose e stimolare una coscienza critica, deve mettere in crisi i sistemi morali e le ideologie affermate dalla storia, deve rendere liberi.
Instancabile testimone ed osservatore della realtà, Vostell si interessa agli altri disastri che continuano ad affliggere il mondo: la Guerra del Golfo e la guerra in Bosnia (Fine del Golfo, nel '91; Sara-Jevo 3 Fluxus Pianos, nel '94; Shoah 1492-1945; tra il '92 ed il '97). Muore a Berlino nel 1998.
La mostra proseguirà fino al 3O giugno 2OO5
Orari: dal martedì al sabato dalle 12,00 alle 18,OO.
Deutsch
Die Galerie Davide Di Maggio - Mudimadue präsentiert in ihren neuen Räumen in der Sophienstraβe den Fluxus-Künstler Wolf Vostell (1932 – 1998).
Wir zeigen ausgewählte Arbeiten aus seinem umfangreichen Oeuvre. Darunter die Zyklen: Calatayud (1973), Johanna, die Wahnsinnige (1980) und Siberia Extremeña (1982). Zudem werden einige Zeichnungen und Videoarbeiten gezeigt.
Wolf Vostell – mit diesen Namen verbinden sich schlagwortartig Dé-coll/age, Environment, Happening und Fluxus. Auch gilt er als früher Vertreter der Videokunst. Weltweit macht Wolf Vostell mit spektakulären Aktionen von sich reden. Er ist maßgeblich an der Entstehung der europäischen Fluxus-Bewegung beteiligt und gründet 1962 mit weiteren Künstlern die Gruppe FLUXUS. Mit dem programmatischen Satz „Kunst ist Leben. Leben ist Kunst.“ formuliert Vostell bereits Anfang der 60er Jahren seine ästhetische und kritische Perspektive auf Kunst und Gesellschaft.
Während eines Parisaufenthalts 1954 entdeckt er für sich den Dé-coll/age-Begriff: Zufällig liest Vostell auf dem Titelblatt des „Figaro“, dass ein Flugzeug während des Starts (décollage) abgestürzt sei. Er greift den Begriff in seiner Doppeldeutigkeit – starten/abheben, aber auch losmachen/sterben - auf und entwickelt eine neue Kunstform; angefangen mit dem Abkratzen von Plakatwänden und Freilegen der unteren Schichten. Weitere Bedeutungen des Losmachens von geleimten Dingen, Trennens, Weggehens, Sterbens bilden nun die Grundlage für seine aus Zeitungsausschnitt-Versatzstücken und Übermalungen bestehenden, mit Realobjekten kombinierten Montagen sowie verfremdeten Fotografien.
Die differenzierte Auseinandersetzung mit der Wirklichkeit durchzieht als Leitfaden Vostells gesamtes Werk: Der Verkehr, das Fernsehen, politische Unruhen, Krieg, Gewalt und Wahnsinn. Auch die später hinzukommenden geschichtlichen und mythologischen Einflüsse stehen immer in engem Kontakt zum Hier und Jetzt.
Die Wirklichkeit soll zum integralen Bestandteil der Kunst werden - die Kunst in die Wirklichkeit ausgreifen. Diese Intention der Avantgarde übersetzt Wolf Vostell in seine Kunst auf individuelle Weise: Er hat sich zur Aufgabe gemacht, seine Akzente bewusst auf die zerstörerischen Elemente des Lebens zu setzen – Destruktion und Chaos. Seine zahlreichen Dé-coll/agen, Environments, Zeichnungen, Fotografien, Gemälde, etc. sind eine hellsichtige Fokussierung der Wirklichkeit. In Vostells Arbeiten begegnen wir den Provokationen und Abgründen der Realität, denen wir lieber ausweichen.
Die Ausstellung bleibt bis zum 30.Juni 2005 geöffnet.
Öffnungszeiten: Dienstag – Samstag von 12 bis 18 Uhr.